STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Competitivi malgrado la crisi

11 novembre 2012

In occasione del Sap Sustainability Forum, Rga ha presentato i risultati del Secondo rapporto su sostenibilità e competitività, realizzato in collaborazione con Sap e la nostra rivista

 

In occasione del Sap Sustainability Forum dello scorso 18 ottobre, Rga ha presentato i risultati
del secondo rapporto su sostenibilità e competitività.
La ricerca, realizzata in partnership con Sap e GreenBusiness, ha permesso di individuare, attraverso la realizzazione di interviste ad alcuni manager delle più importanti imprese italiane e l’analisi delle ricerche internazionali, quale rapporto esista tra la sostenibilità e la competitività delle aziende e, più in generale, di un intero sistema Paese.


Che cosa determina il successo?


Un primo elemento emerso: la sostenibilità è vista come un fattore di successo dalle aziende italiane, oltre che dalle imprese coinvolte nelle ricerche internazionali. La sostenibilità, infatti, contribuisce alla generazione di profitto e alla creazione di vantaggio competitivo (mercato).
Gli intervistati evidenziano inoltre come la sostenibilità sia una leva per attrarre talenti (persone) e
creare consenso (comunità), mentre a livello internazionale viene posto l’accento sull’etica e sulla reputazione.
Confrontando poi le risposte degli intervistati in merito ai fattori di successo d’impresa e ai benefici della sostenibilità è emerso come tali tematiche siano strettamente relazionate;
il mercato e le persone risultano infatti al primo e al secondo posto, rispettivamente, sia come fattori di successo sia come benefici della sostenibilità, come illustrato nelle spiderchart della pagina seguente. Tale risultato ribalta la prospettiva emersa dalla ricerca realizzata da Rga tre anni fa: “Etica o Etichetta.

Primo report su responsabilità sociale e competitività”, all’interno della quale si affermava come
il principale beneficio riferibile alle pratiche di sostenibilità fosse riconducibile alla reputazione aziendale.
Nel corso degli ultimi tre anni, quindi, il legame tra sostenibilità e competitività aziendale si è rafforzato.

 

Scarsa integrazione nel core business

 

Un secondo elemento: la sostenibilità non è ancora integrata al core business delle aziende italiane.
Nelle interviste condotte sono stati analizzati gli interventi che le aziende hanno attuato in tema di sostenibilità e gli interventi programmati per i prossimi anni. Da tale analisi è emerso come l’approccio delle aziende italiane alla sostenibilità sia, a differenza delle aziende internazionali,
ancora poco integrato con il core business e nei modelli organizzativi;
i principali interventi realizzati e in programma hanno, infatti, come principale obiettivo la tutela dell’ambiente (riduzione dei consumi energetici ed emissioni), seguita dalle persone (formazione
e sviluppo, salute e sicurezza, attenzione verso i dipendenti), dalla comunità (iniziative a contenuto sociale e beneficienza, azioni di engagement con le istituzioni locali) e dal mercato (soddisfazione dei clienti, attenzione al rapporto con tutti gli stakeholder, ricerca e innovazione).


Indice di competitività sostenibile, l’Italia arriva al 27° posto

 

Un terzo elemento: l’Italia registra un basso livello di competitività sostenibile rispetto a Paesi con Pil simile.
Al fine di classificare i Paesi sulla base del loro impegno nei confronti della sostenibilità, è stato calcolato l’indice di competitività sostenibile; tale indice è stato elaborato da Rga, in occasione del primo report pubblicato nel 2009, selezionando, all’interno della base dati del World Economic Forum, gli indicatori che più si avvicinavano ai fattori di successo d’impresa, e ai benefici della sostenibilità individuati dalle aziende intervistate.
Anche in occasione del report 2012 è stato utilizzato lo stesso indicatore, in quanto le tematiche emerse corrispondono a quelle della scorsa indagine. L’indice di competitività sostenibile è stato calcolato per 31 Paesi, che comprendono un rappresentante per ognuno dei cinque stadi dello sviluppo, la più ampia rappresentanza dei Paesi sviluppati come l’Italia e tutti i Brics.
Per determinare il posizionamento di ogni Paese sono stati riportati su un unico grafico il valore del Pil e il valore dell’indice di competitività sostenibile; il risultato è riportato nella tabella della pagina precedente.

Da tale confronto è emerso che gli Stati Uniti d’America, così come il Giappone, hanno un Pil elevato
e un buon posizionamento in termini di sostenibilità.
È inoltre emerso come un raggruppamento dei Paesi Occidentali (Germania, Gran Bretagna, Francia, Canada) con un Pil confrontabile con quello dell’Italia abbiano un migliore posizionamento in termini di sostenibilità; infine i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) hanno tutti, a eccezione della Russia, un posizionamento in termini di sostenibilità molto simile tra loro.
È dunque stato possibile concludere che l’Italia, nonostante abbia un Pil tra i primi dieci Paesi oggetto di analisi, ha un livello di competitività sostenibile più basso dei Paesi Brics.
Da ultimo è stato svolto un confronto tra l’indice di competitività sostenibile, elaborato da Rga, con l’indice di competitività globale, proposto dal World Economic Forum, al fine di verificare l’esistenza
di un legame tra sostenibilità e competitività; da tale confronto è emerso che questo legame esiste ed è molto forte.

 

issue_93.jpg


Da un’analisi più approfondita, è inoltre stato possibile determinare che la competitività sostenibile
è, dopo l’innovazione, il secondo fattore che più influenza la competitività di un Paese.
A conclusione dell’indagine è quindi possibile affermare che per le imprese intervistate il mercato
è diventato il tema che più di ogni altro beneficia della sostenibilità; tuttavia le iniziative che le aziende intraprendono sono ancora dedicate alla tutela dell’ambiente, alle persone, alla comunità e solo in ultimo al mercato.


Si allarga la forbice tra le imprese

 

L’indagine ha messo in evidenza come, negli ultimi anni, sia aumentato il ‘sustainability divide’, ovvero il divario tra le aziende che continuano a investire nella sostenibilità e le aziende che invece hanno abbandonato il campo.
Alla luce dello scenario emerso, che vede un aumento della forbice tra le aziende che continuano
i propri percorsi di sostenibilità e quelle che abbandonano il campo, crediamo che esista una
soluzione win win, un investimento che – indipendentemente dal contesto e dal settore in cui si opera – si ripaga nel tempo: incrementare la cultura della sostenibilità in azienda.
Investire nella cultura della sostenibilità è un primo passo per la costruzione di fondamenta comuni a tutta l’impresa, condizione essenziale per integrare la sostenibilità nel core business aziendale, evitando iniziative calate dall’alto, la cui efficacia è a rischio sin dalla loro nascita.

 


di Carlo Cici,
Laura Gallotti,
Matteo Brambilla,
Sara Rossetti di Rga