STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Diritti umani in azienda: istruzioni per l’uso in tre mosse

07 maggio 2014

Primo step: sei sicuro che il tema non ti riguardi?
Nella responsabilità sociale d’impresa la gestione dei diritti umani è qualcosa di relativamente nuovo. Perché sentiamo parlare spesso di ambiente, energia, sicurezza e più in generale di sostenibilità, ma quasi mai si parla di diritti umani? La risposta, nella maggior parte di casi, è che le aziende non sanno che questo tema le riguarda
Diritti umani in azienda: istruzioni per l’uso in tre mosse

Prendiamo il caso di un’azienda italiana che opera all’interno del territorio nazionale. Se chiedessimo al management aziendale quali sono i principali elementi di attenzione, molto probabilmente non sentiremmo parlare di diritti umani, perché le aziende ritengono lontani alcuni temi rispetto ai quali pensano di operare nella piena conformità legislativa.

Se è vero che il caso delle violazioni dei diritti dei minori da parte di Nike in Cambogia è passato alla storia, è altresì vero che non occorre fare tanta strada per accorgersi di violazioni dei diritti umani nel business as usual: recentemente diverse aziende italiane del settore alimentare sono state attaccate per le condizioni salariali dei propri dipendenti o dei dipendenti di fornitori cui appaltano alcuni servizi.

Ma il tema del salario adeguato rispetto al costo della vita è solo uno dei molteplici diritti a rischio violazione da parte delle aziende: orari di lavoro che superano le 60 ore settimanali, condizioni di lavoro antigieniche o insicure, diritti sindacali violati, discriminazioni, sfruttamento di minori, ma anche mancanza di protezioni sociali ed ambientali per le popolazioni locali, espropri abusivi e appropriazione indiscriminata di risorse naturali come acqua e suolo sono le più frequenti violazioni dei diritti umani commesse dalle aziende.

Viste queste premesse, perché per un’azienda dovrebbe valere la pena dedicare tempo e risorse per affrontare tema dei diritti umani? Tralasciando la questione etica, due sono i rischi che dovrebbero spingere le aziende ad approfondire la questione: i rischi economici ed i danni reputazionali.

Dal punto di vista economico, il rischio è quello di compromettere il rapporto con i propri partner commerciali: sempre più spesso le aziende maggiormente esposte dal punto di vista mediatico prevedono clausole contrattuali a sfondo sociale con i fornitori, riservandosi così la possibilità di recedere dai contratti qualora venga riscontrato il mancato rispetto dei diritti umani.

Per quanto concerne l’aspetto reputazionale, i comportamenti scorretti e le comprovate violazioni dei diritti umani possono portare a danni di immagine per le aziende. Il "Public Eye Award", riconoscimento non certo ambito che mette sotto i riflettori del mondo il comportamento particolarmente irresponsabile di determinate aziende, è un esempio di come la società civile possa recare danni di immagine alle aziende che non tengono sotto controllo il rispetto dei diritti umani all’interno della propria sfera d’influenza.

Quanto detto sopra è inoltre avvalorato dalla crescente attenzione normativa sul tema, con la predisposizione di strumenti cogenti e non volti a regolamentare la gestione dei diritti umani da parte delle aziende. Nel 2013, ad esempio, è cominciato ufficialmente l'iter legislativo in merito alla proposta di Direttiva sulla rendicontazione di carattere non finanziario(COD 2013/0110), con cui la Commissione europea intende rendere obbligatoria la rendicontazione delle prestazioni ambientali e sociali per le grandi aziende (più di 500 dipendenti, bilancio superiore a € 20  milioni o fatturato netto superiore a € 40 milioni). Nello  specifico dovranno essere resi disponibili risultati e rischi riguardanti: ambiente, dipendenti, rispetto dei diritti umani, anti-corruzione e diversity.

La gestione dei diritti umani è oggi un must to have per le aziende: come non farsi cogliere impreparati?

Ve lo racconteremo nel prossimo articolo, previsto nel mese di maggio.

 

Matteo Brambilla, Carlo Cici, Ludovico Panzieri, Chiara Tonghini