STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Il futuro post-crisi che ci aspetta

04 aprile 2010

Che cosa ci lascia in eredità la recessione e quali conseguenze avrà sul futuro della responsabilità sociale d’impresa, secondo alcuni importanti studi internazionali

Le parole chiave che ci lascia in eredità la crisi pare siano quattro: costi, fiducia, nuovi stili di vita e sostenibilità. Questo risulta da alcuni studi condotti a livello internazionale. Se lo scenario economico verterà su questi quattro fattori- guida, come cambierà il ruolo della responsabilità sociale d’impresa? L’Università Bocconi nella ricerca “Uscire dalla crisi” sostiene che i tagli dei costi diventeranno una misura strutturale che modificherà i modelli di business in modo trasversale. Questo per la Csr significherà intensificare la sfida con la convenienza e la competitività? Troveranno ancora spazio le politiche non coerenti con gli obiettivi strategici o prevarranno le azioni in grado di generare un ritorno sugli investimenti misurabile? Indubbiamente è stata anche una crisi di fiducia; Stefano Zamagni nel suo saggio “La lezione e il messaggio di una crisi annunciata” afferma che: “l’economia di mercato è un’economia contrattuale e senza fiducia reciproca non c’è contratto che possa essere stipulato”. La strada per ricostruire il clima di fiducia non è solo quella del rafforzamento delle regole e dei controlli, ma anche quella dell’ascolto e del dialogo. La Csr e lo stakeholder management possono giocare un ruolo fondamentale nel riannodare i fili spezzati della fiducia? Gianpaolo Fabris nel suo ultimo libro descrive la nascita di nuovi stili di vita e di consumo che caratterizzeranno la “Società della Post-Crescita”. Il consumismo come lo abbiamo conosciuto è entrato in crisi, non solo per mancanza di denaro, ma perché si sta passando dalla filosofia di ben-avere a quella di ben-essere. Questo spiega perché tra i settori che non hanno conosciuto crisi ci sono quelli a maggior contenuto socio-ambientale: il biologico, il commercio equosolidale e i prodotti a basso consumo energetico. In tale contesto, avrà ancora senso guardare alla Csr come una funzione non integrata nel business? La crisi ha definitivamente sdoganato il concetto di sostenibilità che è probabilmente diventata una delle parole più utilizzata dai media, dai politici, dagli uomini d’affari e dall’opinione pubblica. Il Mit ha coinvolto 1.500 manager in una ricerca, The Business of Sustainability, dalla quale emerge che il 92% delle imprese sta affrontando la questione ‘sostenibilità’ per le profonde conseguenze che comporterà sui loro modelli organizzativi e di business. Principalmente si attendono modifiche legislative che impatteranno profondamente su interi settori industriali come, per esempio, è già accaduto in passato nel settore energetico con l’applicazione del protocollo di Kyoto. Le imprese che in modo volontario anticiperanno i futuri scenari legislativi e di mercato conseguiranno dei vantaggi competitivi? Che ne sarà della reputazione di chi si adeguerà alle regole della green economy solo perché costretto dagli eventi? In conclusione possiamo affermare che la crisi, con la crescente domanda di responsabilità proveniente da varie parti della società, ha posto la Csr di fronte a un bivio. Se prevarrà la visione nichilista, probabilmente assisteremo alla sua estinzione. Alternativamente, la Csr sarà progressivamente assorbita dalla cultura d’impresa fino alla sua completa integrazione con le strategie aziendali, per produrre concreti cambiamenti nei modelli di business. In questo caso, non sarebbe poi così lontano il giorno in cui vedremo un Csr manager alla guida di una grande impresa.

 

 

di Danilo Devigili, manager di Rga