STRATEGIE E COMUNICAZIONE

La comunicazione non finanziaria: purché se ne parli?

30 maggio 2014

Lo scorso 15 aprile il Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha adottato la proposta di Direttiva sulla comunicazione non finanziaria.
La comunicazione non finanziaria: purché se ne parli?

La nuova direttiva prevedrà che un certo target di aziende rendano pubbliche, su base annuale, le informazioni di natura non strettamente finanziaria, ossia i dati ambientali, sociali e relativi alla governance, oltre che le policy di genere, quelle in tema di diritti umani e diversità, nonché il proprio modello di business. L’obiettivo è rafforzare la trasparenza sulle attività non finanziarie delle aziende di tutti i settori e in tutti gli Stati Membri e aumentare la fiducia degli investitori e dei consumatori rispetto alle aziende.

 

Il documento, che integrerà la Direttiva 2013/34/UE sulla reportistica di bilancio, sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea nei prossimi mesi (indicativamente il prossimo settembre). Nei successivi 24 mesi, gli Stati Membri dovranno recepire la direttiva nella legislazione nazionale.

 

Fino a qui tutto bene, ma a chi si applicherà la Direttiva? La direttiva si applicherà alle grandi aziende con un bilancio di almeno 20 milioni di Euro o un fatturato netto di 40 milioni di Euro, con più di 500 dipendenti, che siano di interesse pubblico: si parla di aziende quotate, di istituti di credito, di assicurazioni o altre imprese considerate come tali dalla legislazione nazionale in ragione della natura della loro attività, della loro dimensione o della forma societaria. Le piccole e medie imprese sarebbero al momento escluse da tale obbligo.

 

Nella pratica, diverse di queste aziende hanno già una rendicontazione non finanziaria, formalizzata o meno in un report di sostenibilità.

 

Quindi molto rumore per nulla? Noi crediamo di no, è un ulteriore passo nella formalizzazione di una responsabilità che le aziende più grandi hanno nei confronti dei propri stakeholder. Ma non solo, perché le aziende più grandi hanno anche una responsabilità allargata, la responsabilità di stimolare a comportamenti più sostenibili le aziende più piccole di cui spesso sono clienti, come auspicato dalla ISO 26000.

 

In questa direzione va anche il nuovo documento pubblicato lo scorso 2 maggio dal Global Reporting Initiative, Ready to Report? Introducing Sustainability Reporting for SMEs. Questa pubblicazione si rivolge alle piccole e medie imprese che stanno valutando se il report di sostenibilità può essere uno strumento per loro rilevante, e come si può avviare il processo di reporting in modo realistico e coerente con il proprio contesto. Esso fornisce una semplice introduzione al report di sostenibilità (in base alle nuove linee guida G4), al fine di aiutare le PMI a prendere i primi piccoli passi nel loro cammino di sostenibilità. Il documento è scaricabile al seguente indirizzo: GRI’s Resource Library.

 

di Laura Gallotti