AUDIT E COMPLIANCE

La responsabilità degli Enti: dopo la sicurezza anche l'ambiente

01 maggio 2011

L'adozione del Decreto Legislativo, attualmente in attesa dei pareri delle Camere, sulla responsabilità degli enti per i reati ambientali chiamerà le aziende ad aggiornare i loro modelli di organizzazione, gestione e controllo ("modelli organizzativi") in modo da renderli idonei a prevenire anche i reati ambientali.

Il tema della tutela penale dell'ambiente e delle responsabilità degli enti per i reati ambientali commessi nell'ambito dell'organizzazione è stato, negli ultimi anni, un tema molto avvertito sia a livello comunitario che nazionale.

A livello comunitario si è inteso introdurre strumenti in grado di prevenire comportamenti a elevato rischio e impatto significativo.

A livello nazionale, il DLgs 231/2001 ha introdotto una nuova forma di responsabilità (formalmente amministrativa, ma di fatto penale per le modalità di accertamento e la gravità delle sanzioni previste) a carico di società, associazioni (anche prive di personalità giuridica) e altri enti forniti di personalità giuridica con riferimento ai reati previsti, tra cui erano stati inseriti i delitti di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi o gravissime (articoli 589 e 590, comma 3, c.p.), conseguenti a violazione delle norme sulla sicurezza.

La materia sembra oggi acquisire una sua forma definitiva avendo il Consiglio dei Ministri approvato lo scorso 7 aprile lo schema di Decreto Legislativo di attuazione delle Direttive comunitarie in tema di Reati ambientali.

Tale schema, attualmente in attesa dei prescritti pareri di Camera e Senato, prevede, tra l'altro, attraverso l'introduzione dell'articolo 25-decies (Reati ambientali), la responsabilità amministrativa dell'ente di cui al D.Lgs. 231/2001 a diverse fattispecie di "reati ambientali", come già richiesto dalla Direttiva 2008/99/CE1 e dalla Direttiva 2009/123/CE2 dell'articolo 25-decies.

Attualmente l'unico generico rinvio alla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, introdotta dal decreto 231/2001 è contenuto nel Testo unico ambientale (D.lgs 152/2006) all'art. 192. Il medesimo articolo dispone che se gli amministratori o i rappresentanti legali di una persona giuridica abbandonano o depositano rifiuti sul suolo o immettono rifiuti nelle acque sono responsabili penalmente insieme alla persona giuridica che rappresentano, come previsto dal D.lgs 231/01. Si rimane pertanto in attesa di quest'opera di aggiornamento normativo che apporterà importanti cambiamenti all'impostazione della responsabilità penale degli Enti.

Sul fronte sanzionatorio, oltre alle sanzioni pecuniarie, la proposta di art. 25-decies prevede, nei casi più gravi, le misure interdittive, che possono prevedere il blocco delle attività e la sospensione delle licenze o autorizzazioni per una durata non superiore a 6 mesi, fatta eccezione per il caso di enti creati con l'unico scopo di infrangere le norme sul traffico dei rifiuti, nel qual caso è prevista l'interdizione definitiva.

Considerando che nel nuovo decreto non si fa riferimento alle certificazioni volontarie ambientali (Iso 14001 e Emas) come possibile implicito esonero dalla revisione dei modelli, le imprese dovranno prontamente attivarsi per aggiornare i propri modelli, o dotarsene, se ancora non vi abbiano provveduto, visto che la specificità della documentazione richiesta dal D.Lgs. n. 231/01 rispetto alla certificazione volontaria è riconosciuta dalla giurisprudenza.

Infatti le norme ISO 14001 e lo schema EMAS sono perfettamente integrabili con i compliance programme previsti dal Decreto legislativo 231 del 2001, in quanto prevedono come primo requisito la conformità legislativa (in questo caso ambientale) e una puntuale definizione delle responsabilità, competenze e controlli operativi, il tutto completato da registrazioni documentabili.

E' consigliabile far precedere la fase di implementazione, o di verifica di efficacia, di un Sistema da una attività di analisi volta ad individuare, o escludere, per ogni reato presupposto, le attività a rischio-reato, i processi aziendali coinvolti, le figure chiave coinvolte e gli attuali sistemi di presidio adottati (responsabilità e protocolli).

Certo è che il presupposto affinché tali sistemi abbiano una forza esimente è che, oltre a presidiare tutte le aree individuate dall'analisi di "rischio-reato", il "sistema di controllo interno" sia attuato in modo efficace ed efficiente, in grado di assicurare la piena conformità dell'attività economica alle norme di legge e tutti gli obblighi giuridici relativi.