AUDIT E COMPLIANCE

La responsabilità delle organizzazioni: dopo la sicurezza anche l'ambiente

06 febbraio 2014

Ritorniamo sull’argomento, dopo il nostro articolo del 1 maggio 2011, per fare il punto sull’estensione della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ai reati ambientali introdotti nello schema del D. lgs 231/01. Tale estensione è ormai operativa dal 16 agosto 2011, giorno di entrata in vigore del D. lgs 121/2011.
La responsabilità delle organizzazioni: dopo la sicurezza anche l

Ma quale è la reale portata di tale novità? Quali tipologie di soggetti coinvolge? Ci sono enti o società che per specifiche tipologie di attività possano considerarsi esonerate?

 

Il  Dlgs 121/2011 recepisce due direttive sui reati ambientali, la Direttiva 2008/99/CE1 sulla tutela penale dell'ambiente e la direttiva n. 2009/123/Ce (che ha modificato la direttiva n. 2005/35/Ce) relativa all'inquinamento provocato dalle navi. In particolare la prima direttiva citata (2008/99/Ce) richiedeva agli Stati Membri di approntare sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive in relazione a condotte, offensive per l'ambiente, imputabili a persone fisiche o giuridiche, idonee a provocare danni alla salute delle persone ovvero un significativo deterioramento della qualità dell'aria, del suolo, delle acque o della fauna o della flora. Con riguardo a tali ipotesi si richiedeva agli Stati Membri di prevedere anche la responsabilità delle persone giuridiche, quando gli illeciti vengono commessi con dolo o grave negligenza.

 

La scelta operata dal nostro legislatore ancorché abbia inteso attribuire rilevanza solo ad alcuni specifici reati ambientali, i cui criteri di scelta suscitano alcune perplessità, prevedono un ambito di applicazione vastissimo e che coinvolge la maggior parte degli operatori economici che operano sul territorio nazionale.

 

Tale vasto ambito è connesso a due elementi.

  • i principi ormai sanciti da dottrina e giurisprudenza sull’applicabilità del D. lgs 231/01
  • le specificità adottate per l’estensione ai reati ambientali della responsabilità amministrativa.

 

Con riferimento al primo elemento, il D. lgs 231/01 si applica agli enti e alle società forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica per quei reati commesso da un apicale dell'impresa o da un soggetto a questi sottoposto, nell'interesse o a vantaggio dell'ente.

A prescindere dal dibattito sul significato di interesse, nessun dubbio si ha oggi sul secondo elemento alternativo,  individuando il vantaggio come qualunque "utilità patrimoniale oggettivamente apprezzabile" riconducibile all'ente derivante da una condotta illecita posta in essere da uno dei soggetti.

 

Con riferimento al secondo elemento le specificità sono connesse con:

  • l’introduzione  tra i reati ambientali di violazioni formali, come nel caso dei Formulari di Identificazione Rifiuto,  o di mera condotta, come nel caso degli scarichi idrici,  a prescindere dal verificarsi di un evento dannoso o pericoloso,
  • l’estensione della responsabilità a reati che prevedono la colpa semplice, da intendersi come negligenza, imprudenza e imperizia nello svolgimento dell'attività non connotata da alcun grado di gravità.
  • l’eterogeneità e la generalità dei reati ambientali, che comprendono fattispecie connesse con la  gestione delle acque reflue, la gestione dei rifiuti, la gestione dei gas ozono killer (anche di quelli utilizzati come refrigeranti,  quali ad es l’R22),  il commercio internazionale delle specie in vie di estinzione, gli inquinamenti provocati dalle navi, la tutela degli Habitat e delle specie protette, la gestione delle emissioni in atmosfera.

Il decreto non prevede esclusioni per le attività cd a basso rischio ambientale o limitazioni del campo di applicazione connesse con le dimensioni aziendali legate a numero di addetti, fatturato, etc

Alcuni settori di attività sono per natura più a rischio di altri, ma anche le attività economiche a basso impatto ambientale, quale ad esempio il settore del commercio e dei servizi, potrebbero presentare profili di rischio significativi,  ad es. connessi con la gestione dei rifiuti o la gestione dei gas refrigeranti ozono killer.

 

Inoltre, avvalersi di fornitori esterni non esime dalla responsabilità in quanto il reato può essere realizzato anche da altri soggetti operanti con e per l'impresa (es. i fornitori) qualora pongano in essere una condotta "nell'interesse" o "a vantaggio" dell'ente.  

 

Possiamo quindi concludere che tutte le aziende sono ipoteticamente a rischio in quanto, seppur in misura non sempre rilevante, agiscono attraverso processi all’interno dei quali non può essere escluso, senza lo svolgimento di un’adeguata attività di analisi, il rischio di commissione dei reati ambientali, estendendo tale analisi oltre i confini aziendali.

 

Di F. Cantore