STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Le aziende della salute si ripensano

21 novembre 2014

I bisogni di salute come bisogni sociali a cui rispondere con il business in ottica di Shared Value
Le aziende della salute si ripensano

Nel sistema capitalistico, dove le aziende sottostanno alla regola del mercato e della concorrenza, il business delle aziende della salute e si è prevalentemente concentrato nel servire i mercati sviluppati, in cui sistemi sanitari e le persone dispongono delle risorse economiche adeguate per garantire la remunerazione del capitale investito in attività di ricerca e sviluppo e assicurare la sostenibilità del business.

 

Gli investimenti in ricerca e sviluppo per quelle malattie presenti nei paesi in cui c’è una minore capacità di accesso al farmaco rappresentano infatti una minima parte rispetto al totale degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle aziende della salute. Da una revisione sistematica dei prodotti terapeutici registrati tra il 2000 e il 2011, pubblicata su The Lancet, è emerso che solo il 4% degli 850 nuovi prodotti erano stati sviluppati per quelle malattie trascurate che affliggono i paesi in via di sviluppo, come la malaria.

 

Il mercato però sta cambiando: come descritto nel report “Competing by Saving Lives”, i sistemi sanitari dei paesi sviluppati iniziano a tagliare le spese sanitarie a causa del difficile contesto macroeconomico, la produttività delle attività di ricerca e sviluppo continuerà a calare e inoltre nei prossimi anni scadranno gran parte dei brevetti dei farmaci che ancora oggi portano le maggiori entrate. Le aziende della salute saranno così sempre più costrette a riconsiderare le opportunità di business nei mercati a basso e medio sviluppo.

 

Il report “Competing by Saving Lives”, il primo di una serie di studi focalizzati sullo Shared Value in particolari settori e realizzato dalla società di consulenza non profit FSG fondata da Michael Porter e Mark Kramer, propone un modello di sviluppo delle aziende della salute che intende cogliere in anticipo i cambiamenti del mercato per volgerli a proprio favore e allo stesso tempo rispondere ai bisogni di salute non ancora soddisfatti, ovvero come dice Porter basare il proprio business in risposta ai bisogni sociali.

 

Rispondere ai problemi di salute nei paesi a basso e medio sviluppo è quindi la ricetta proposta in accordo alla teoria dello Shared Value perché le aziende della salute possano creare valore condiviso per la società e allo stesso tempo rafforzare la propria competitività e raggiungere i propri obiettivi di business.

 

Non si tratta di un percorso facile neppure per le aziende che eccellono in innovazione e gestione degli stakeholder. La presenza di sistemi sanitari locali non sempre in grado di offrire i prodotti delle aziende della salute in modo sicuro ed efficace, le limitate informazioni sul mercato e la difficoltà di adattare prodotti complessi alle esigenze del paziente con capacità e risorse limitate sono alcuni dei principali ostacoli che le aziende della salute si troverebbero ad affrontare.

 

Per affrontare queste barriere lo Shared Value propone alle aziende tre strade: innanzitutto ripensare prodotti e mercati per sviluppare prodotti basati sulle esigenze del paziente e che tengano conto delle situazioni locali di utilizzo. Poi, ridefinire la produttività della propria catena del valore per aumentare l’efficienza e  condividere i rischi e ridurre i costi di ricerca e sviluppo e aumentare così la possibilità di raggiungere i gruppi meno abbienti. Infine, facilitare lo sviluppo di cluster locali così da rafforzare i sistemi e le infrastrutture della propria filiera a valle che consentono distribuire i prodotti su larga scala.


di C. Cici, I.G. Neirotti, C. Speriani