ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CERTIFICAZIONE

Le nuove frontiere della sostenibilità dei carburanti

11 febbraio 2014

Come operare nel mercato europeo dei biocarburanti sostenibili superando i problemi di compatibilità tra i diversi schemi di certificazione: ENI Trading & Shipping adotta un Sistema di Gestione della Sostenibilità dei Biocarburanti.
Le nuove frontiere della sostenibilità dei carburanti

L’Unione Europea, con l’approvazione nel 2009 del pacchetto Clima-Energia, ha fissato entro il 2020 l’obiettivo europeo di aumentare l’efficienza energetica, ridurre le emissioni di gas a effetto serra e aumentare il ricorso a fonti energetiche rinnovabili del 20%. In Italia, ad esempio, almeno il 10% dell’energia utilizzata nel settore dei trasporti dovrà provenire da fonti rinnovabili.

Per tali ragioni si sta sviluppando molto velocemente ed in maniera non del tutto coordinata a livello comunitario, un mercato internazionale dei biocarburanti e bioliquidi. I primi sono combustibili prodotti a partire da biomasse e utilizzati per il trasporto; i secondi trovano viceversa impieghi nella produzione di elettricità, riscaldamento e raffreddamento. Tipici biocarburanti sono i biodiesel prodotti da oli di semi, rifiuti o sottoprodotti industriali o il bioetanolo prodotto dalla canna da zucchero.

Le recenti normative europee prevedono, inoltre, specifici obblighi in capo agli operatori economici che provvedono all’immissione in consumo dei carburanti. Tali operatori, chiamati “soggetti obbligati”, hanno infatti l’obbligo di immettere annualmente nel mercato della distribuzione una quota minima di biocarburanti. Questi ultimi sono tuttavia riconosciuti validi ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di cui sopra, solo se certificati come “sostenibili”. In Italia il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) rilascia ai soggetti obbligati un “certificato di immissione in consumo” ogni 10 Giga calorie di biocarburante introdotto nel mercato. Casi particolari sono i prodotti premiali, cioè quelli aventi accesso alle maggiorazioni previste da ciascuno Stato membro, per i quali è riconosciuto un certificato di immissione in consumo a fronte dell’introduzione di un quantitativo inferiore a 10 Giga calorie, pari a seconda dei casi a 8 o 5 Giga calorie.

A partire dal 2012 tutti i biocarburanti e i bioliquidi introdotti nel mercato comunitario, sia di produzione europea sia importati, per esser riconosciuti come sostenibili devono rispettare specifici requisiti previsti dalla direttiva europea 2009/28/EC (Renewable Energy Directive). Tali prescrizioni garantiscono, lungo tutta la filiera agroenergetica dei biocarburanti e bioliquidi, l’assenza di particolari problematiche socio-ambientali, come ad esempio la conversione indiscriminata di aree protette o ricche di vegetazione in terreni agricoli per la coltivazione intensiva di materie prime per la produzione dei suddetti carburanti, nonché la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai combustibili fossili assunti come riferimento.

Gli operatori economici che vogliono inserirsi nella filiera dei biocarburanti e bioliquidi sostenibili devono, pertanto, dimostrare di rispettare tali disposizioni attraverso l’ottenimento di una certificazione, nazionale o volontaria, riconosciuta dalla commissione europea.  Grazie ad essa l’operatore potrà rilasciare, contestualmente alla vendita, un documento di accompagnamento alla partita, attestante il rispetto di tutte le prescrizioni previste dal proprio sistema di certificazione. Per poter garantire la sostenibilità del prodotto commercializzato, tutta la catena di consegna, ad eccezione del soggetto obbligato, dovrà quindi essere in possesso di una certificazione valida, rilasciata da un organismo di certificazione accreditato. Ogni fase del processo di coltivazione, trasformazione e trasporto è in tal modo soggetta a controllo.

Per ciascuna fase è calcolato il quantitativo di CO2 emesso, sommato al dato fornito dal precedente operatore. Ogni operatore deve quindi tenere traccia delle partite di prodotto sostenibile acquistate e vendute attraverso la tenuta di un Bilancio di Massa che è oggetto di verifica da parte dell’Ente Certificatore.

Tale certificazione, pur essendo di carattere volontario, è di fatto una condizione essenziale per poter competere sul mercato e per accedere alle diverse agevolazioni economiche riconosciute dagli Stati membri.

Attualmente esistono diversi schemi di certificazione, predisposti da soggetti pubblici e privati, ciascuno con il proprio campo di applicazione: alcuni sono focalizzati su specifiche materie prime o aree geografiche, altri sono invece applicabili senza alcuna limitazione.

Gli operatori economici hanno quindi due opzioni per dimostrare la loro conformità ai requisiti di sostenibilità: applicare uno dei 14 sistemi volontari approvati dalla Comunità Europea, come ad esempio lo schema internazionale ISCC-EU, o aderire ad uno dei sistemi di certificazione nazionale adottati dagli  Stati membri.

Sebbene quest’ampia gamma di scelta possa sembrare, in prima analisi, un vantaggio per l’operatore economico in termini di flessibilità ed autonomia, consentendogli di intraprendere diversi canali di distribuzione, tale proliferazione normativa potrebbe confondere e pertanto non favorire lo sviluppo di un libero mercato dei biocarburanti sostenibili.

I diversi sistemi di certificazione definiti dai vari Stati membri, infatti, sono sviluppati senza il coordinamento tra i soggetti promotori e non fanno ancora parte di un sistema armonizzato; in molti casi, addirittura, non si riconoscono reciprocamente.

Un operatore economico che volesse certificarsi per diverse tipologie di biocarburanti o che volesse operare in diversi mercati, potrebbe ritrovarsi obbligato ad ottenere più certificazioni, con conseguente crescita dei costi e della complessità globale del sistema.

L’Italia ha implementato il proprio Sistema Nazionale di Certificazione dei biocarburanti e dei bioliquidi con il DM 23 gennaio 2012, successivamente modificato nel giugno 2012, che definisce, nell’ambito delle disposizioni previste dalle direttive europee, le regole nazionali che gli operatori devono seguire per poter immettere in consumo biocarburanti e bioliquidi sostenibili.

Il decreto stabilisce le procedure di adesione al Sistema quali, ad esempio, le modalità  di certificazione da parte degli Organismi accreditati e le norme di riferimento da seguire a livello nazionale per la verifica e il rispetto dei criteri di sostenibilità dei biocarburanti.

Solo a partire dagli ultimi mesi del 2012 gli Organismi di certificazione hanno cominciato a rilasciare le prime attestazioni di conformità ai sensi del Sistema Nazionale Italiano (SNC). Una delle prime aziende italiane ad aver ottenuto tale certificazione è stata la società del Gruppo Eni che costituisce l'interfaccia dell’organizzazione verso i mercati internazionali e marittimi dei greggi, semilavorati e prodotti petroliferi: Eni Trading & Shipping S.p.A.. Tale attestazione, rilasciata da RINA Services S.p.A., è stata ottenuta grazie al supporto della società di consulenza RGA, che si occupa, da oltre 10 anni, di sostenibilità, organizzazione e responsabilità sociale.

Tra le operazioni che sono state incluse nel campo di applicazione della certificazione vi sono la compra-vendita, il trasporto, lo stoccaggio ed il blending di qualsiasi tipologia di  materia prima, prodotto intermedio e biocarburante o bioliquido.

Per operare con la massima flessibilità nel nuovo mercato europeo dei biocarburanti e per superare le molteplici problematiche legate alla compatibilità tra i diversi sistemi di certificazione, Eni Trading & Shipping ha inoltre deciso di implementare un vero e proprio Sistema di Gestione della sostenibilità dei biocarburanti, che rispondesse non solo alle prescrizioni imposte dal SNC, ma anche al sistema volontario internazionale ISCC-EU (International Sustainability & Carbon Certification).

I vantaggi di operare con un doppio sistema di certificazione sono individuabili, a più livelli, nella capacità di emettere diverse tipologie di certificati che devono accompagnare ogni partita di prodotto commercializzato. Infatti i soggetti obbligati, responsabili dell’immissione di prodotto sostenibile all’interno del mercato  italiano, per avere un accesso agevolato ai diversi regimi di premialità previsti dal D. Lgs. n. 28 del 3 marzo 2011, potrebbero richiedere ai propri fornitori un “certificato di sostenibilità” rispondete alle prescrizioni della normativa nazionale in materia, così come definite all’articolo 7 del DM 23 gennaio 2012.

Viceversa nel caso in cui sia necessario interfacciarsi con operatori economici stranieri, potrebbe risultare vantaggioso operare attraverso un sistema di certificazione internazionale, riconosciuto univocamente come valido, che consenta di armonizzare e superare le particolarità dei singoli schemi di certificazione grazie ad un linguaggio comune, evitando controversie e ritardi.

Eni Trading & Shipping, ancora una volta supportata da RGA, ha dunque richiesto ed ottenuto a luglio 2013 anche la certificazione ai sensi dello schema volontario ISCC-EU. Oggi l’organizzazione opera nel mercato europeo, senza alcuna limitazione, attraverso un complesso Sistema di Gestione che garantisce, a seconda dei casi, la conformità dei prodotti ai requisiti di sostenibilità previsti dai sistemi di certificazione cui aderisce.


di

Rossella Zunino,

Maurizio Montalto,

Marco Pelosi

Pietro Rossi (ENI Trading & Shipping)