STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Nathan Zonher colpisce ancora

16 maggio 2014

Serve più apertura e coraggio nella gestione delle relazioni con gli stakeholder
Nathan Zonher colpisce ancora

Nathan Zonher, studente delle medie di Idaho Falls (Usa), nel ‘97 promosse una raccolta di firme per la messa al bando del monossido di diidrogeno. Il Wall Street Journal, raccontò in prima pagina che ai tavoli veniva distribuito un volantino che illustrava i rischi connessi all’utilizzo del composto chimico: “Nella forma gassosa può provocare ustioni, è il componente principale delle piogge acide, è la causa dell’erosione dei terreni, riduce l’efficacia dei freni delle auto, se inalato può uccidere ed è dimostrata la sua presenza nei tessuti degli ammalati di cancro”. 

 

Un notaio testimonia che firmarono la petizione senza indugi il 76% di coloro che si fermarono ai tavoli. Tra tutti quelli che non firmarono solo il 15% si accorse che il monossido di diidrogeno è l’acqua (H2O). L’acqua, infatti, sotto forma di vapore “può provocare ustioni”, “è il componente principale delle piogge acide” così come di qualsiasi altro tipo di pioggia, sotto forma di fiume, esondazione, mareggiata “è causa dell’erosione del terreno”, riduce l’efficienza dei freni sul bagnato, e se inalata in dosi massicce può provocare annegamento ed è “presente nei tessuti cancerosi” come, del resto, in quelli sani.

 

In Italia, come nel resto del mondo occidentale la politica sta progressivamente perdendo capacità di intercettare e mediare le istanze espresse dai cittadini. Ciò esalta per osmosi l’iniziativa di comitati, associazioni, gruppi di cittadini, ecc. che ovviamente non solo è legittima ma costituisce un’autentica dimostrazione di vivacità democratica. Tali soggetti in modo più o meno organizzato si mobilitano per porre all’attenzione dell’opinione pubblica istanze che però, nonostante le migliori intenzioni, possono talvolta prestarsi ad essere trattate in modo demagogico o diventare oggetto di strumentalizzazione politica. Per alcuni questo arretramento della politica è la conseguenza dell’applicazione delle logiche di marketing  sia nelle competizioni elettorali che nelle scelte di legislatura che fondamentalmente limitano la possibilità dei governi di prendere decisioni non gradite nell’immediato dall’elettorato. Non tutto il male vien per nuocere se è vero che il Belgio, quando non aveva un governo era il Paese con le aspettative di crescita più alte di Eurolandia.

 

Lungi da voler entrare in valutazioni politologiche mi preme esprimere alcune considerazioni. Primo, il ridimensionamento del raggio d’azione della politica non pare facilmente e immediatamente recuperabile. Pertanto, a poco valgono i richiami del mondo delle imprese alla politica ad assumere scelte coraggiose prescindendo dal perseguire un consenso di breve termine. Allo stesso tempo, questo “vuoto” ha un costo per le imprese che, ad esempio, nel caso dei referendum sulle acque, è stato misurabile  con un significativo deprezzamento dei titoli di borsa. Quindi, in definitiva, supposto che le imprese non debbano svolgere il ruolo delle istituzioni per ragioni che diamo per scontate, come possono fronteggiare questo scenario?  Semplicemente assumendo che gli stakeholder non si scelgono ma che sono loro a scegliere l’impresa. E che a questi bisogna guardare con programmi di stakeholder management, e non limitarsi ad attività di public affair con le istituzioni, così come ampiamente trattato alla letteratura e dalle migliori applicazioni in materia di responsabilità sociale. E’ pertanto sempre più cruciale predisporre piani credibili di responsabilità sociale concepiti con il contributo degli stakeholder e opportunamente comunicati nelle fasi di implementazione. Tornando all’esempio dei referendum: quante aziende hanno spiegato agli stakeholder come si compongono le tariffe, la rilevanza degli investimenti richiesti, il controllo esercitato della pubblica amministrazione, ecc.? Poche. E i risultati oggi si vedono.

 

di C. Cici