STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Sostenibile significa competitivo?

10 ottobre 2010

Due studi di Deloitte e del Mit di Boston hanno evidenziato le contraddizioni tra le aspirazioni dei vertici e la realizzazione concreta da parte del middle management

L’indagine “Sustainability in business today”, pubblicata qualche settimana fa da Deloitte, approfondisce le opinioni di 48 multinazionali sulla relazione tra sostenibilità e competitività: la maggior parte degli intervistati riconosce una chiara connessione tra sostenibilità e strategia aziendale. Analogamente il Mit, nel rapporto “The Business of Sustainability”, evidenzia che più del 92% dei manager identifica nella sostenibilità la chiave delle strategie future. Tale posizione non sembra risentire della crisi e solamente il 25% ha ridotto il proprio impegno durante la recessione. Alcuni settori, come quello automobilistico e dell’animazione, hanno addirittura attivato politiche più intraprendenti.

 

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Questi dati confermano che, come sottolinea Peter Senge del Mit Sloan School of Management, “si tratta di questioni strategiche che condizioneranno enormemente il futuro del business”. D’altro canto, molti dei manager intervistati dichiarano che le aziende faticano a coniugare le aspirazioni dei leader con le pratiche operative, non cogliendone appieno le opportunità. Il lavoro del Mit aiuta a comprendere tale contraddizione, evidenziando che la maggior parte delle aziende ha adottato un approccio settoriale, riducendo la sostenibilità a pratiche ecocompatibili o a interventi di filantropia. Ne consegue una difficoltà a elaborare un business case sul tema complessivo della sostenibilità, che mira a coniugare in una logica sistemica aspetti economici, ambientali e sociali. Un ulteriore elemento di resistenza è un diffuso scetticismo.

Dallo studio del Mit si può desumere che sono i giovani i più scettici, interpretando la sostenibilità principalmente nell’ottica di “mantenere la redditività”. Ciò determina il rischio di limitare le pratiche di sostenibilità al rispetto dei vincoli legislativi. Infine, anche nel caso delle aziende dotate di leader lungimiranti, rileva il Mit, le complicazioni non mancano. La consapevolezza del top management deve fare i conti con le difficoltà di istituzionalizzare le politiche di sostenibilità nell’organizzazione – problemi di misurazione, tracciabilità e reporting delle stesse – in un contesto in cui gli stakeholder richiedono un crescente livello di trasparenza. In definitiva, la sostenibilità rimane ancora oggi un’idea che fatica a trovare una declinazione concreta. Ma tale situazione non è più riconducibile alla convinzione del top management, bensì è attribuibile alle capacità del middle management di attuare politiche concrete. Come sottolinea Richard Locke, professore al Mit Sloan School of Management, il modo migliore affinché le persone prendano seriamente in considerazione la sostenibilità è inquadrarla per ciò che è: non solo una sfida che condizionerà ogni aspetto del management, ma anche una risorsa di grande vantaggio competitivo.

 

 

di Carlo Cici, partner di Rga e
Roberto Pacaccio, consultant di Rga