STRATEGIE E COMUNICAZIONE

Valore sociale, prove di calcolo

06 giugno 2010

Il social return on investment permette di monetizzare l’impatto che un’attività ha generato sugli stakeholder, confrontandolo con i costi sostenuti. Ma con quale attendibilità?

Analogamente al Return on investment (Roi), l’indice tradizionalmente utilizzato per misurare la redditività del capitale investito, lo Sroi (Social return on investment) tenta di misurare la redditività sociale di un’organizzazione o di un’attività, monetizzando il valore sociale generato negli stakeholder e confrontandolo con il valore complessivo degli investimenti effettuati. Non si tratta di un’operazione semplice, se si considera che il concetto di valore sociale per definizione:

  • è soggettivo, ossia dipende dai diversi interessi e aspettative che nel tempo maturano gli attori interessanti;
  • è esprimibile con più unità di misura: numero di beneficiari, numero di servizi erogati dai beneficiari, ecc.;
  • generalmente è il risultato di una pluralità di interventi non isolabili tra loro (un asilo nido può ricevere credito da diverse fonti) rendendo così difficile per un’organizzazione misurare il suo impatto.

Immaginiamo di voler misurare l’impatto sociale determinato da un corso di formazione specialistico, volto a fornire le competenze per accedere al mondo del lavoro. L’approccio del Social return on investment prevede la realizzazione di una ‘mappa degli impatti’ che comprenda:

  • gli elementi di input: tutte le risorse necessarie per l’attività (nel nostro esempio, le risorse materiali e immateriali che hanno reso possibile l’organizzazione del corso);
  • gli stakeholder coinvolti (i partecipanti al corso);
  • gli output: i risultati diretti dell’attività (le ore di formazione erogate, il numero di persone coinvolte, ecc.);
  • gli outcomes: i cambiamenti che hanno interessato gli stakeholder coinvolti e la loro durata (il numero di persone che, a valle del corso, hanno ottenuto un posto di lavoro);
  • gli impatti: il valore sociale ‘netto’ generato negli stakeholder (il numero di persone che, a valle del corso, hanno ottenuto un posto di lavoro grazie alle competenze acquisite durante il corso), determinato sottraendo dagli outcomes il valore associato a tre variabili:
    1. attribution: che valuta in che misura il risultato ottenuto sia in realtà attribuibile al contributo di altre iniziative, organizzazioni o persone (la stessa persona potrebbe aver partecipato a più corsi e il fatto di aver ottenuto un posto di lavoro potrebbe dipendere in parte anche da altri corsi);
    2. deadweight: che misura, generalmente su base statistica, fino a che punto il risultato sarebbe stato ottenuto indipendentemente dall’attività in oggetto (la persona avrebbe potuto ottenere il lavoro indipendentemente dalla partecipazione al corso);
    3. displacement: che tiene conto di quanto il risultato ottenuto sia avvenuto a discapito di altri (le risorse utilizzate per l’organizzazione del corso sono andate a discapito di altri outcomes potenziali).

Una volta completata la mappa degli impatti, è possibile individuare gli indicatori che consentano di attribuire un valore monetario a ciascuno degli outcomes individuati. Gli stakeholder giocano un ruolo chiave in questa fase perché, in qualità di destinatari dell’iniziativa, possono fornire le informazioni più verosimili sui benefici ottenuti. Raccolti o elaborati tutti i dati necessari, il calcolo dello Sroi si rivela piuttosto semplice: il valore sociale generato sarà, infatti, dato dal rapporto tra i benefici, intesi come sommatoria del valore sociale associato a ciascun impatto, e gli investimenti. Sono ormai molte le esperienze, spesso di successo, di applicazione di queste metodologie alle organizzazioni profit e non profit. Al tempo stesso, purtroppo, cominciano a essere troppe le volte in cui anche le tradizionali rendicontazioni economico-finanziarie pubbliche e private, sebbene più consolidate metodologicamente, hanno perso credibilità. La Grecia non sarà probabilmente l’ultimo esempio di conti truccati nonostante i sistemi di controllo. Ciò non può che aumentare un clima di sfiducia nel quale misurare il valore sociale a molti non potrà che apparire un esercizio ai limiti dell’ipocrisia.

 

 

di Carlo Cici, partner
e Diana D’Isanto,
senior consultant di Rga