AUDIT E COMPLIANCE

Worst Practices di CSR

03 ottobre 2013

Un noto banchiere attento alle tematiche della CSR sosteneva, una decina di anni fa, che praticare la CSR significava, innanzi tutto, far bene il proprio lavoro. Oggi, dopo anni di attività svolte dalle aziende e di iniziative esemplari promosse nel settore, probabilmente questa affermazione appare più attuale che mai. L’esperienza professionale infatti ha consentito di osservare che, accanto a tanti bellissimi comportamenti di aziende di qualsiasi tipo e dimensione, vi sono anche tanti esempi tutt’altro che virtuosi che probabilmente è bene condividere perché prima di avviare azioni “sopra l’asticella” probabilmente è meglio azzerare, prima, quelli “sotto l’asticella”, ossia quelli che bene proprio non vanno.

E così viene in mente quell’istituzione finanziaria, ineccepibile nello svolgere un ruolo da apripista culturale sulla CSR, che si è trovata a rischiare di far saltare un’azienda cliente a causa del comportamento truffaldino di un suo dipendente che, falsificando documenti e atti dell’azienda stessa, aveva aperto un conto corrente a nome di questa per poi intascarsi per intero le anticipazioni che aveva fatto ottenere grazie alla banca per cui lavorava. Non che nelle grandi organizzazioni, qualunque esse siano, non possa esserci purtroppo una mela marcia; quello che invece è inaccettabile, oltre alla totale assenza di controlli interni (cosa che non ci interessa ai fini della presente riflessione), è la mancanza di qualsiasi comunicazione di scuse , in qualsiasi luogo, forma e modo, all’azienda che per settimane si è trovata sulla graticola del fallimento per colpa di chi ? Di un suo fornitore, certamente sfortunato, ma purtroppo innanzitutto incivile e del tutto incapace, nei fatti, nella gestione dei rapporti con i suoi clienti.

Non da meno è quella azienda di grandi dimensioni, virtuosa oltre le aspettative nel rispetto dell’ambiente e nella cura dei rapporti con i suoi stakeholders che, nonostante le ripetute segnalazioni acquisite da alcuni esponenti del suo top management, continua a coprirsi gli occhi ogni volta che, nell’assegnazione di appalti di servizi, deve verificare la correttezza dei contratti di lavoro del personale delle ditte appaltatrici, così come la normativa vigente in Italia in modo estremamente chiaro prevede. E così accade che in nome del perseguimento di un obiettivo di risparmio economico negli appalti si consente di fatto che sul mercato operino imprese illegali alimentando di conseguenza, oltre ad un rischio economico, un rischio reputazionale di dimensioni estremamente significative in quanto si sta chiaramente agevolando il lavoro irregolare.

Ma c’è anche dell’altro, ossia qualcosa di più subdolo, quasi scientificamente malizioso, quando si osservano altre aziende, sempre di grandi dimensioni e virtuosissime (se leggiamo i loro esemplari Report di Sostenibilità), le quali adottano procedure di autorizzazione alla fatturazione, prima, e al pagamento, poi, dei loro fornitori sempre più complesse; in realtà tali procedure sono degli artificiosi e vessatori meccanismi finalizzati a scaricare sui fornitori, prevalentemente più piccoli e più deboli della grande azienda, l’onere del finanziamento delle attività; questo perché queste non hanno la capacità, il coraggio, la responsabilità di agire verso chi quell’onere lo genera, ossia i propri clienti, o chi istituzionalmente è chiamato a supportarlo, ossia le istituzioni finanziarie. Per non parlare di un’altra azienda che, in  modo più lineare e solerte, veicola alcuni dei suoi appalti verso una sorta di Main Contractor; una volta che il malcapitato fornitore ha concluso la sua attività e ha emesso la fattura verso, appunto, il Main contractor difficilmente prima di qualche anno se la vedrà pagata mentre quest’ultimo allo scadere dei 90 giorni dall’emissione della fattura sarà riuscito invece a farsi pagare dal cliente, ossia la nostra grande azienda autrice e direttrice di questo sistema.

Purtroppo sembrano truffe, in alcuni casi lo sono effettivamente , ma normalmente sono prassi, comportamenti sistematici tanto incivili quanto irresponsabili che nulla hanno a che fare con la CSR e con il comportamento responsabile, appunto, delle imprese tanto conclamato da queste aziende; situazioni che purtroppo accadono frequentemente e che come tali è opportuno conoscere bene non solo per evitarle ma anche, e soprattutto, per contribuire ad una loro riduzione.

 

di Riccardo Giovannini